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Questo racconto è nato dopo aver visto un video su YouTube in cui un creator visitava lo stadio di Taranto, intitolato a Erasmo Iacovone, uno dei calciatori più importanti e amati della storia del club.
È stato attraverso quel video che ho conosciuto meglio la sua storia e quella del Taranto, arrivato in passato molto vicino alla Serie A senza riuscire mai a raggiungerla.
Da lì mi è venuta in mente una domanda assurda: e se dietro questa storia ci fosse una maledizione?
Ho iniziato così a scavare nel passato di Taranto, fino ad arrivare a Lucio Postumio, alla sua toga e a un episodio accaduto più di duemila anni fa.
Da quell’incontro improbabile tra calcio e storia antica è nato questo racconto.
Purtroppo il Taranto, pur avendo uno stadio che per storia, dimensioni e atmosfera sembra fatto per ben altri palcoscenici, nel 2026 si ritrova addirittura in Eccellenza. E allora qualcuno comincia a sospettare che dietro ci sia una maledizione vecchia di più di duemila anni.
Tutto sarebbe cominciato nel 281 avanti Cristo. Roma mandò a Taranto un’ambasceria guidata da Lucio Postumio. I rapporti erano già pessimi e, durante l’incontro, un tarantino chiamato Filonide oltraggiò Postumio urinando sulla sua toga. Le fonti antiche tramandano che l’ambasciatore reagì annunciando, in sostanza, che quella veste sarebbe stata lavata con il sangue dei Tarantini.
Da quel momento, nella nostra versione della storia, parte la maledizione della toga.
Passano secoli, imperi, regni, guerre, nasce il calcio. Taranto costruisce perfino uno stadio magnifico, poi intitolato a Erasmo Iacovone, e sembra avere tutto per arrivare finalmente in Serie A. Ma niente. Ogni volta che la città vede la porta della Serie A da lontano, la toga di Postumio fa: «Eh no, amici miei».
Passano altri cento anni. Poi trecento. Poi mille.
Nel frattempo il calcio cambia completamente. Le vecchie competizioni nazionali perdono importanza e nasce finalmente quella Superlega mondiale che all’inizio del XXI secolo sembrava fantascienza. Diventa talmente importante che nasce la Superlega 1, poi la Superlega 2, poi la Superlega 3.
Real Madrid e Barcellona continuano ad essere superpotenze calcistiche. Il Manchester City continua a stare lassù. Poi arrivano potenze nuove: club di Los Angeles, Shanghai, Tokyo, Mumbai, Lagos, magari una squadra dell’Africa centrale che per cinquant’anni terrorizza tutti e vince cinque Superleghe.
L’Inter riesce a restare in Superlega 1, ma vive da secoli del ricordo dell’unica volta in cui l’ha vinta. Il Milan passa periodicamente dalla Superlega 1 alla 2 e dalla 2 alla 1, un ascensore con la maglia rossonera.
E poi c’è la Juventus.
Proprio una delle società che, migliaia di anni prima, aveva contribuito a mettere in moto l’idea della Superlega. All’inizio pensa che quello sarà il suo futuro glorioso. Ma il calcio mondiale diventa enorme. Arrivano società asiatiche, africane e americane con mezzi giganteschi. La Juve scende dalla Superlega 1 alla 2.
«Torneremo presto.»
Non torna.
Scende in Superlega 3.
«È soltanto un periodo.»
Ci rimane quattrocento anni.
Poi un brutto giorno retrocede addirittura nella vecchia Serie A, che nel frattempo è diventata una categoria quasi regionale rispetto alle Superleghe. Risalire è praticamente impossibile perché nella piramide mondiale ci sono centinaia di migliaia di squadre.
Passano altri secoli e la Juventus finisce a fare su e giù tra Serie A e Serie B.
Nel frattempo a Torino fanno visite guidate allo Juventus Stadium.
La guida accompagna una scolaresca:
«Quello che vedete era uno degli impianti più moderni del mondo quando venne inaugurato nel lontanissimo 2011. Nei secoli successivi la Juventus progettò perfino uno stadio capace di levitare e spostarsi fra le città, seguendo il modello delle grandi società della Superlega 1, ma investimenti sbagliati nel tentativo di rinforzare la squadra, fece naufragare tutto e non se ne fece più niente.»
Un bambino alza la mano.
«Ma è la stessa Juventus che domenica gioca lo spareggio per non andare in Serie B?»
«Proprio lei.»
Poi entrano nella sala successiva.
Dentro una teca c’è una vecchissima panchina.
«E questa», dice la guida, «secondo la tradizione è la panchina di Corso Re Umberto attorno alla quale nel 1897 nacque la Juventus. Pensate: fu una delle società calcistiche più importanti della sua epoca e partecipò persino alla nascita del movimento che avrebbe portato alle Superleghe.»
I bambini guardano la panchina.
Silenzio.
Intanto, sette mila anni dopo Filonide, a Taranto succede finalmente l’impossibile.
Il Taranto viene promosso in Serie A.
La città esplode.
Centomila persone festeggiano.
Un tifoso esce dallo Iacovone con una riproduzione della toga di Postumio e dice:
«Signori… credo che possiamo considerarla pagata.»
Solo che, naturalmente, nel 7026 la Serie A è ormai la quarta categoria del calcio mondiale.
Un tifoso del Taranto guarda la classifica, sospira e dice:
«Va bene lo stesso. Abbiamo aspettato sette mila anni.»
E da qualche parte, nella notte, la toga di Postumio finalmente... smette di gocciolare.
Nota dell'autore
Non sono un tifoso e non è una storia contro qualcuno. È un gioco d'immaginazione sul tempo e sul calcio.